Tra leggende avvincenti e castelli possenti, mura medievali dal fascino magnetico e miti...
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Penisola Sorrentina - Ercolano

...il Miglio d'Oro delle Ville Vesuviane

Ercolano è conosciuta nel mondo per gli Scavi archeologici dell`antica Hercolaneum, distrutta dalla eruzione del Vesuvio del 79 d.C.. Posta su un basso promontorio del Vesuvio, circoscritta dalle insolcature di due corsi torrentizi (oggi colmati), Ercolano era una piccola città di transito lungo la via litoranea che da Napoli conduceva verso il sud della penisola, con un piccolo porto dedicato alla pesca. Destinata ad un limitato sviluppo demografico, la stupenda veduta del Golfo di Napoli che qui si gode, ben presto richiamò nei sobborghi di Ercolano numerosi patrizi romani e campani che vi costruirono ville, scegliendola come luogo di villeggiatura immerso nel verde.

Ricoperta da una alluvione fangosa proveniente dalle pendici del Vesuvio che, solidificandosi ed acquistando compattezza tufacea, ha costituito per secoli la migliore difesa del sito, l`antica Hercolaneum ha rivisto la luce con gli scavi che iniziarono nel 1709, mentre dal 1738 al 1765 furono condotte esplorazioni sistematiche per ordine di re Carlo III di Borbone. Lo scavo all`aperto di tutta l`area iniziò solo nel 1927 ad opera di Amedeo Maiuri (per informazioni tel. 081.7390963).

Villa Campolieto
Restaurata ed inaugurata nel 1984, è situata lungo il cosiddetto "Miglio d`Oro", limitrofa alla Villa Favorita. Fu costruita tra il 1755 e il 1775 da Mario Gioffredo dietro commissione di Luigi di Sangro, duca di Casacalenda.
Dispose la villa arretrata rispetto al fronte stradale di circa 6 metri, utilizzando l’area centrale per la sistemazione del giardino e creò sullo sfondo una quinta area in muratura con fontane e peschiere.
La sua intenzione era quella di valorizzare il tema della centralità, conferendo al fabbricato una sorta di croce greca. Nello scorrere del tempo, dopo diversi interventi e trasformazioni, anche Luigi Vanvitelli ne diresse i lavori curando il progetto delle decorazioni interne, chiamando alcuni dei pittori con cui preferiva collaborare, quali Fischietti e Jacopo Cestaro.
Questo per alcuni anni, opere terminate poi dal figlio Carlo. L`edificio è dotato di uno stupendo porticato ellittico e possiede una cupola che ricopre interamente l`atrio occupato da un imponente scalone. Nel 1977 la villa fu acquistata dall’Ente per le Ville Vesuviane che iniziò i lavori di restauro l’anno successivo stanziando 50 milioni per i lavori di pronto intervento. Dopo l’inaugurazione nel giugno 1984, Villa Campolieto è stata aperta al pubblico ed è divenuta sede di importanti iniziative culturali ed artistiche.

Villa Favorita
E’ probabile che il primo nucleo di Villa Favorita sia stato costituito dai poderi e dagli immobili della Famiglia Berretta duchi di Simari e Marchesi di Mesagne, per poi passare tra le proprietà di Stefano Reggio Gravina, Principe di Aci e di Campofiorito che trasformò la villa in una struttura settecentesca. Il passaggio della villa alla Corona ha segnato un’altra fase di ampliamento e miglioramento del complesso ed è stato proprio in quel periodo che la villa ha assunto il nome di Favorita in onore alla regina. Nel 1823 la Favorita diventa proprietà del Principe di Salerno Leopoldo che continua le opere di ampliamento. Nel 1854 la villa ritorna di proprietà reale con una conseguente fase di restauro per ripristinare la Favorita a sede stagionale di soggiorno per la Famiglia reale. Nei decenni a seguire la villa ha cambiato più volte proprietà e destinazione d’uso, mentre dal 1994 ad oggi è l’Ente per le Ville Vesuviane a curarne l’aspetto. Il Parco sul mare di Villa Favorita, di recente restaurato è situato lungo il cosiddetto "Miglio d`Oro". Dotato di un lungo viale che lo attraversa tra siepi ed alberelli, è ideale per una passeggiata che conduce all`approdo borbonico sul mare. Nel parco della Villa vengono spesso organizzati spettacoli ed eventi culturali.

I mosaici di Villa Papiri
Fra il 1996 ed il 1998 la villa è stata oggetto di una nuova campagna di scavi a cielo aperto, per riportare alla luce e restaurare ulteriori parti dell`edificio. L`esplorazione ha consentito di indagare la zona dell`atrio, decorato da pavimenti a mosaico policromo con motivi geometrici e da pitture di II stile, oltre alla terrazza colonnata, affacciata sul mare e sovrastante altri ambienti. Sono aperti al pubblico il piano inferiore con ambiente affrescato, il piano nobile con atrio e mosaici, la Natatio con Ninfeo e altre strutture appartenenti alle insulae nord occidentali dove è visibile anche lo scheletro di un cavallo.

...il teatro
L`antico teatro di Ercolano, che sorgeva ai confini del quartiere nord ovest, nella zona suburbana della citta`, e` ancora sepolto sotto un compatto strato di lava, spesso circa 25 m. Risalente all`età augustea, e con una capienza di oltre 2000 spettatori, esso presentava un impianto tradizionale, con cavea semicircolare, corridoi voltati e proscenio a nicchie absidate, alle cui estremità erano due statue con podi, recanti dediche in onore del proconsole Marco Nonio Balbo e del console Appio Claudio Pulcro. Un`iscrizione che forse doveva ripetersi sui diversi fornici dell`edificio, attribuiva la sua costruzione all`architetto Numisio e alla generosità del duoviro Lucio Mammiano Rufo. Depredato delle sculture e delle ricche decorazioni di eta` claudio-neroniana dallo stesso scopritore, il principe austriaco D`Elboeuf che, subito dopo la scoperta, avvenuta casualmente nel 1709, comincio` ad asportare il rivestimento marmoreo della scena e le pregevoli statue che lo decoravano, il teatro, che e` oggi accessibile solo tramite la rete di cunicoli creati durante il periodo borbonico, documenta l`antico sistema di scavi al coperto, adottato nelle prime fasi di esplorazione della citta`.

....l'urbanistica
Divisa, secondo i canoni dell`urbanistica greca, in cinque quartieri regolati da tre arterie principali che corrono da ovest ad est (decumani), Ercolano presenta tipi di abitazioni assai vari, che il torrente di fango che irruppe sulla città ricoprì riempiendo ogni minimo spazio.
Mentre le strade seguono la naturale inclinazione del terreno, gli edifici si dispongono su terrazzamenti naturali ed artificiali in modo da collegare con gradini, rampe e scale i vari quartieri fino alla sommità del promontorio dove le più belle case si dispongono a corona lungo il bastione delle mura. La particolare emozione che provoca la visita degli Scavi di Ercolano è dovuta in gran parte agli oggetti in legno che, a differenza di Pompei, non furono bruciati e sono qui conservati come dentro una corazza protettiva: strutture dei tetti, travi, scale, porte e tramezzi che testimoniano la repentinità e la cruenza del cataclisma.

...le Terme
Va segnalato, infine, che l`antica Ercolano colpisce per il decoro del suo abitato e per la grandiosità e ricchezza dei suoi monumenti, tra i quali si segnalano le Terme risalenti all`epoca di Augusto, modeste di estensione ma conservate benissimo. La loro pianta, di una notevole logica distributiva, permette di visitare la sezione maschile con la palestra, gli spogliatoi, il frigidario dalla volta ornata di affreschi, il tepidario ed il calidario. Nella sezione femminile si vedono in successione le sale d`attesa, l`apodyterium, spogliatoio con un mosaico che rappresenta Tritone, il tepidario con un pavimento musivo che evoca un labirinto, ed, infine, il calidario.

...i mosaici
I Romani adottarono dai Greci l`uso di mangiare sdraiati su un letto. Divenne abituale la disposizione dei letti, con tre posti ciascuno, a ferro di cavallo. Era questo il triclinium, nome che venne esteso anche alla stanza costruita in conformità a questo apparato. Dalla metà circa del I sec. a.C. iniziò a diffondersi un tipo di letto unico a forma di ferro di cavallo, il sigma, adatto per l’esterno. Nelle abitazioni di lusso le stanze da pranzo venivano costruite tenendo conto della loro posizione rispetto alla luce e al calore del sole.
Gli scavi vesuviani hanno restituito molti esempi di triclini estivi allestiti al centro o sul lato di fondo di un giardino; in questi casi i letti conviviali sono in muratura e possono presentare anche rivestimenti di marmo; su di essi prendevano posto i convitati, adagiati su materassi, coperte e cuscini. Queste sistemazioni all`aperto erano spesso allietate da fontanelle e giochi d`acqua fra le klinai e non di rado anche da ninfei, come appunto in questo caso. Il triclinio in muratura di questa abitazione, provvisto di fontanella al centro, occupa pressoché interamente lo spazio di un cortile scoperto ove la mancanza di un vero e proprio giardino appare magnificamente compensata dalla pittura di giardino che riveste la parete orientale e al cui interno è un prezioso pannello a mosaico di pasta vitrea raffigurante le due divinità che hanno ispirato il nome moderno della casa.
Dietro il triclinio è una fontana monumentale riccamente decorata (ninfeo) che nasconde il serbatoio idrico della fontanella tricliniare. La facciata del ninfeo, il cui coronamento è costituito da maschere di marmo di personaggi teatrali, qui riproposte in calco, è decorata da un finissimo mosaico con motivi vegetali e con pavoni e cervi inseguiti da cani; le tre nicchie che scandiscono la facciata accoglievano colonnine o sculture puramente decorative, poiché non c`è traccia del passaggio di condutture di piombo al retrostante serbatoio.
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